Thiago Avila e Saif Abukashek, i due membri del direttivo della Global Sumud Flotilla fermati durante il raid della Marina israeliana e portati ad Ashkelon a differenza degli altri 173, liberati in Grecia, dovranno rimanere nel carcere di Shika in Israele almeno altri due giorni.

Provati, stanchi, da giorni in sciopero della fame per protestare contro violenze e abusi subiti, i due sono comparsi in aula con indosso la divisa marrone dei detenuti. Sul volto, Avila mostrava i segni delle botte ricevute, su cui già ieri il personale consolare brasiliano che era riuscito a incontrarlo in carcere, aveva lanciato l’allarme.

Sui polsi dello spagnolo-palestinese Saif Abukashek invece c’erano ancora i segni delle fascette con cui gli sono stati legati i polsi per quasi due giorni. Un “trattamento inumano” lo hanno definito gli avvocati della ong Adalah che li assistono, sollevando la questione durante l’udienza, ma su cui il tribunale non è intervenuto.

Contro i due attivisti accuse di terrorismo

Il giudice del tribunale locale ha invece accolto parzialmente la richiesta dell’avvocato dello Stato, che aveva chiesto per entrambi altri quattro giorni dietro le sbarre perché sospettati di “assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con agenti stranieri, fornitura di servizi e trasferimento di beni per conto di un'organizzazione terroristica”. Non si tratta di un’incriminazione formale ma di ipotesi di reato “sotto indagine” che comunque in Israele rende possibile il prolungamento della detenzione.