VENEZIA - L’intervento di Nadežda “Nadya” Tolokonnikova è spuntato all’improvviso in settimana, sotto il post in cui Luca Zaia commentava l’arrivo degli ispettori ministeriali alla Biennale di Venezia: «Caro Luca, ti ho mandato un messaggio due mesi fa. Parliamo per favore!». Chi l’avrebbe mai detto? La leader delle Pussy Riot, collettivo punk-rock, femminista e anti-putiniano, cerca un contatto con il numero uno del Consiglio regionale, esponente della Lega e difensore del padiglione russo in nome della libertà artistica. Ebbene sì, c’è notizia ed è pure doppia: non solo si profila un incontro fra i due in laguna nei prossimi giorni, ma l’ex governatore del Veneto ha anche fatto ponte con il presidente Pietrangelo Buttafuoco «per trovare una soluzione adeguata alle richieste delle attiviste».
La vicenda è curiosa abbastanza da meritare un approfondimento. Tolokonnikova racconta al Gazzettino di aver cercato di contattare Zaia diverse volte. Per esempio il 4 marzo, quand’era appena scoppiata la polemica: «Ciao Luca! Piacere di conoscerti. Volevo parlare con te del ritorno ufficiale della Russia a Venezia. Hai visto la loro dichiarazione? È piuttosto selvaggia». Di nuovo mercoledì scorso: «Ciao Luca, sarò a Venezia nel mese di maggio, possiamo organizzare un incontro? Svolgo la funzione di esperta al Consiglio d’Europa e mi piacerebbe poter avere un minuto con te». Ci spiega la cantante e modella: «In qualità di esperta della Pace (Piattaforma per il dialogo con le forze democratiche russe, ndr.) sul soft power della Russia e sulla guerra ibrida condotta attraverso la cultura, sto conducendo un'indagine su questo tema e sono certa che il signor Zaia potrà essere di grande aiuto al Consiglio d'Europa. Tuttavia finora ha ignorato le mie richieste».













