La frittata è un piatto semplice solo in apparenza: dietro a semplici uova sbattute e alla padella calda c’è una storia lunga, fatta di incontri, adattamenti e continue reinterpretazioni. Il nome deriva dal latino frixura, “fritto”, e ne riassume bene l’essenza. Secondo alcune ricostruzioni, furono gli arabi a diffondere in Europa preparazioni simili: tra queste si cita il tirrîkh, una ricetta in cui piccoli pesci finemente tritati venivano mescolati alle uova. Ma, al di là delle origini, è certo che la frittata si è presto affermata come una preparazione aperta, capace di accogliere ingredienti diversi.

Le fonti culinarie lo confermano. Nell’antica Roma, nel De re coquinaria attribuito ad Apicio, leggendario buongustaio vissuto tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., sono incluse preparazioni a base di uova nella sezione delle “pandette”, piatti in cui venivano riuniti più ingredienti e si combinavano carne, pesce ed erbe. Secoli dopo, nel Quattrocento, il Libro de arte coquinaria scritto da Maestro Martino dedicherà un intero capitolo alle uova, con una frictata profumata da borragine, menta, maggiorana e salvia.

La frittata di mille uova preparata dai monaci della Certosa Patrimonio Unesco