Per la prima volta gli esperti della Scientifica provenienti da Roma faranno il loro ingresso nella casa che custodisce il mistero della ricina.

Lunedì mattina alle 10, a Pietracatella, gli esperti della Polizia entreranno nell'abitazione della famiglia Di Vita, sotto sequestro ormai da più di quattro mesi. Da fine dicembre in quelle stanze non è entrato più nessuno salvo un'unica eccezione, nel marzo scorso, quando a Gianni e Alice Di Vita, il papà e la figlia sopravvissuti, fu consentito, accompagnati dagli agenti, di tornare solo per pochi minuti, il tempo necessario per prelevare alcuni vestiti.

Stavolta il motivo sarà un altro e strettamente legato all'indagine in corso sulla morte di Sara Di Vita e di sua mamma Antonella Di Ielsi. La procura di Larino, che indaga sui misteriosi avvelenamenti con la ricina, ha ordinato di prelevare tutti i dispositivi elettronici (cellulari, computer, tablet e chiavette usb) appartenuti alle due vittime. Le operazioni, tutte videoriprese, saranno svolte dal personale specializzato "con modalità idonee a non alterare lo stato dei luoghi sotto sequestro". Saranno dunque rimossi i sigilli, si procederà a prelevare i dispositivi sotto sequestro e successivamente saranno nuovamente apposti i sigilli alla casa. La procuratrice Elvira Antonelli ha firmato giovedì scorso l'atto che dispone il prelievo dei telefoni e venerdì è arrivata la comunicazione agli indagati (5 medici) e alle parti offese (5 parenti delle due vittime). Le parti potranno assistere all'attività istruttoria (un solo rappresentante per ognuna delle persone coinvolte) solo dopo essersi munite di tutti i dispositivi idonei ad evitare la contaminazione della scena (quindi tuta protettiva e tutto l'equipaggiamento necessario).