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4 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 11:33
A oltre quattro mesi dalla morte per avvelenamento di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, gli esperti della Scientifica, provenienti da Roma, sono nuovamente entrati nell’abitazione di Pietracatella (Campobasso), dove la famiglia nei giorni precedenti a Natale aveva cenato con alcuni familiari. Tra le ultime ipotesi da verificare anche che l’avvelenamento sia avvenuto dopo Natate e precisamente il 26 dicembre. Si tratta del primo accesso approfondito dopo il sequestro dell’immobile disposto a fine dicembre. Da allora, nessuno aveva più varcato quella soglia, fatta eccezione per un breve rientro autorizzato nel mese di marzo, quando Gianni Di Vita e la figlia Alice, sopravvissuti alla vicenda, avevano potuto recuperare alcuni effetti personali sotto stretta sorveglianza delle forze dell’ordine.
Questa volta, però, l’intervento degli specialisti ha una finalità investigativa ben precisa. Su disposizione della Procura di Larino, guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli, saranno prelevati tutti i dispositivi elettronici appartenuti alle due vittime: telefoni cellulari, computer, tablet e chiavette USB. L’obiettivo è acquisire elementi utili a ricostruire le ultime attività, i contatti e le eventuali comunicazioni che possano chiarire le circostanze del duplice omicidio. Le operazioni si svolgono seguendo protocolli rigorosi: ogni fase è stata videoripresa e il personale si è mosso con modalità tali da non alterare lo stato dei luoghi, ancora sottoposti a sequestro. Dopo la rimozione temporanea dei sigilli, i dispositivi verranno repertati e successivamente l’abitazione sarà nuovamente chiusa e sigillata.












