C’è chi il successo lo celebra e chi, invece, sembra digerirlo a fatica. Il caso del Prosecco, simbolo del made in Italy nel mondo, rientra spesso nella seconda categoria. Lo dimostra un recente articolo pubblicato dal The Telegraph, “Diciamolo chiaramente, il prosecco è disgustoso”, firmato dal giornalista britannico Henry Jeffreys, noto per i suoi toni spesso provocatori sul mondo food&wine, che attacca senza mezzi termini il vino italiano più esportato, arrivando a sbeffeggiarlo apertamente.
Nel pezzo del quotidiano britannico, il tono è fortemente provocatorio e sfocia spesso nella generalizzazione. Si legge: “Pregustando uno spumante fresco e secco, ne prendi un sorso e… è dolce e stucchevole. Non è Champagne, ti rendi conto con tristezza: è prosecco. A tutti è capitato. La maggior parte del prosecco è davvero piuttosto scadente”.
Prosecco Doc, vendite record (3,6 miliardi di euro) e sguardo al futuro con la versione low alcol
09 Gennaio 2026
Eppure i numeri raccontano tutt’altro scenario: il Prosecco Doc ha chiuso il 2025 con 667 milioni di bottiglie imbottigliate (+1,1% rispetto al 2024, nonostante la crisi) e oltre l’82% della produzione destinata all’export, per un valore stimato superiore ai 3 miliardi di euro. A questi si affiancano le performance del segmento di maggiore qualità: il Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg conferma infatti la solidità della denominazione, con dati 2025 che prospettano un incremento delle vendite pari al +8% rispetto al 2024, per un totale stimato di 98 milioni di bottiglie.







