La notizia è corsa sui social e sui siti di informazione: un’azienda di derattizzazione veneta, la Mayer Braun - leader del settore e attiva in diverse metropoli internazionali - ha recentemente immesso sul mercato una linea di topicidi “aromatizzati” al vino simbolo del Nord Est, il Prosecco. Il prodotto è stato annunciato da un quotidiano locale e nel giro di poche ore ha fatto il giro del Web, approdando addirittura in un servizio del Tg1 e sulla homepage di Rai News 24. E il Consorzio di Tutela del Prosecco DOC è per così dire risentito: “È ovvio a questo punto che basta utilizzare il termine Prosecco per attirare l’attenzione generale sulla qualunque”, dichiara a Il Gusto Luca Giavi, Direttore Generale del Consorzio di tutela della doc Prosecco. “Ma è molto grave che non ci si renda conto dell’assurdo di quest’ultimo prodotto. Mi chiedo come possa venire in mente.” Gli uffici legali sono già stati attivati per capire come procedere contro l’azienda responsabile.
La questione non è nuova: da anni il Consorzio combatte contro l’uso improprio del termine “Prosecco”, che gode di una Denominazione di Origine Controllata riconosciuta a livello europeo. Negli ultimi tempi sono stati segnalati casi di Prosecco-flavoured snack, patatine, caramelle, tè, fino a una linea di prodotti beauty lanciata da una multinazionale in Polonia – caso su cui recentemente è intervenuta anche la Corte Regionale di Varsavia, accogliendo la denuncia italiana. Ma associare il nome “Prosecco” a un veleno per topi, oltre che fuori contesto, ha un impatto d’immagine potenzialmente devastante.









