Che il nome Prosecco faccia gola anche al di fuori del mondo del vino non è una novità. Ma ora arriva uno stop deciso: il Tribunale regionale di Varsavia ha dato ragione ai Consorzi italiani che da anni lottano per tutelare la denominazione, anche contro usi impropri in ambiti inaspettati. Stavolta sotto accusa non c’era un vino “tarocco” Prosecco-sounding, ma una linea di cosmetici venduti in Polonia da una multinazionale americana. Secondo la Corte, l’utilizzo della parola “Prosecco” su questi prodotti non solo sfrutta la notorietà del nome, ma induce in errore i consumatori, creando una falsa associazione con l’originale italiano tutelato dalle denominazioni Doc e Docg. Un uso giudicato evocativo e scorretto, anche se applicato a creme e lozioni.
La causa, condotta in prima istanza dal Consorzio di Tutela del Prosecco Doc per conto dell’intero Sistema Prosecco – che riunisce anche i Consorzi di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Montello – si è chiusa nel giugno scorso con una decisione favorevole (seppure ancora appellabile). E rappresenta un precedente significativo, perché per la prima volta in Polonia un giudice si pronuncia nel merito su una violazione dell’indicazione geografica in un contesto extra-alimentare. "La sentenza conferma che il termine Prosecco può essere usato solo per prodotti conformi ai disciplinari", ha dichiarato Giancarlo Moretti Polegato, presidente del Sistema Prosecco, che promette: "Continueremo a intervenire ovunque emergano abusi”.







