Per la Procura generale di Milano il punto non è se Nicole Minetti abbia commesso ulteriori reati, in Italia o all'estero, rispetto a quelli che l'hanno portata a una condanna a 3 anni e 11 mesi poi graziati dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo scorso 18 febbraio. Se così fosse gli atti sarebbero immediatamente trasmessi alle Procure competenti, così come pioverebbe un'accusa di falso per la ricostruzione offerta nei documenti a supporto dell'istanza di clemenza presidenziale. Ma non è necessario che ci siano illeciti, accertati o da accertare.
Perché il punto è se davvero l'ex igienista dentale abbia definitivamente abbandonato quello "stile di vita" che oltre 15 anni fa l'aveva portata a diventare la "fiduciaria" di un "sistema prostitutivo". Quello delle cosiddette "cene di Arcore" che hanno portato alla sua condanna nell'ambito del processo Ruby.
NICOLE MINETTI, IL PG DI MILANO: IN CORSO L'ACQUISIZIONE DELLE CARTE SULL'ADOZIONE IN URUGUAY
La procura generale di Milano sta acquisendo in Uruguay, per verificarne la veridicità, la sentenza di adozione d...
I nuovi accertamenti che la Procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto pg Gaetano Brusa - autore del parere favorevole del 9 gennaio, documento che assieme a quello del Ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio ha portato il Quirinale a optare per la clemenza per ragioni umanitarie e le "gravi condizioni di salute" del figlio adottivo di Minetti - vanno in questa direzione. Vogliono capire se l'ex consigliera regionale lombarda al centro delle vicende "Rimborsopoli" e "Ruby bis" che le sono costate il cumulo pene definitivo per favoreggiamento della prostituzione e peculato abbia realmente messo in atto una "radicale presa di distanza dal passato deviante". O, al contrario, se sia ancora mossa dalla "spinta criminale" e dai "condizionamenti esterni" che, in "giovane" età, erano per lei rappresentati delle "personalità di potere" come Silvio Berlusconi.













