La grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti, su parere positivo del sostituto procuratore generale Gaetano Brusa e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha scatenato non poche polemiche. Francesca Nanni, procuratrice generale di Milano, ha voluto chiarire la buona fede del provvedimento.

La tesi centrale della pg è semplice: Minetti, condannata in via definitiva a tre anni e undici mesi per reati non ostativi nel processo «Ruby bis» (induzione alla prostituzione e peculato), non avrebbe scontato un giorno di carcere in ogni caso. «Rischiava», semmai, l'affidamento in prova ai servizi sociali, dice Nanni. Nessun trattamento di favore, dunque: «Lo stabilisce la legge, non i magistrati», dice al Corriere al Sera.

Il parere firmato da Brusa, assegnato con un sistema automatico, e redatto da un magistrato di lunga esperienza in materia di sorveglianza, ha tenuto conto di diversi elementi: i fatti risalgono a quando Minetti «era giovane, non ebbe ruoli direttivi e fu verosimilmente influenzata da altri», dice ancora la procuratrice. Negli anni successivi ha tenuto una condotta irreprensibile, con «attività di volontariato in Italia e all'estero, senza recidive».