La fibrosi cistica è una delle malattie genetiche più diffuse: ne soffrono oltre 100mila persone in tutto il mondo e riduce significativamente l’aspettativa di vita, dal momento che compromette gravemente la funzionalità respiratoria. È anche una delle malattie più studiate: oggi sappiamo che è causata da mutazioni nel gene Cftr che compromettono la produzione di una proteina essenziale per il trasporto di ioni cloro e bicarbonato. Sebbene negli ultimi anni la ricerca abbia introdotto farmaci modulatori efficaci, circa il 10% dei pazienti rimane escluso da ogni trattamento a causa di mutazioni rare o gravi che impediscono del tutto la sintesi della proteina. Ora, uno studio coordinato dall'Università di Trento e pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine identifica una strategia di editing genomico capace di correggere permanentemente il difetto molecolare in questa sottopopolazione di pazienti.
Fibrosi cistica, al via uno studio clinico per una terapia genica inalabile
14 Marzo 2025
Un “correttore di bozze” per il dna
Il cuore della ricerca, guidata da Anna Cereseto e Alessandro Umbach, risiede nell'utilizzo dei cosiddetti “adenine base editors” (Abe): a differenza della tecnologia Crispr “classica”, che taglia la doppia elica del dna, questi strumenti agiscono come “correttori di bozze” molecolari estremamente precisi. La tecnologia, in particolare, è stata applicata alla mutazione 1717-1G>A, un difetto di splicing che impedisce la corretta lettura delle istruzioni genetiche. Attraverso l'uso di un sistema avanzato chiamato SpRY-ABE9, i ricercatori sono riusciti a modificare una singola lettera del codice genetico, sostituendo l'adenina patogena con una guanina e ripristinando così l'informazione corretta.






