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Lo stallo può diventare endemico. Lo scoglio dell'intesa sul nucleare, le divisioni nel regime
Lo scontro con l'Iran è in bilico fra pace e guerra, anche se Trump e pasdaran, pur facendo la voce grossa, non sembrano intenzionati a tornare a bombe, missili e droni. Il pericolo è che lo stallo diventi endemico e fra blocchi di Hormuz, contro blocchi, incontri saltati, proposte negoziali rigettate, da una parte e dall'altra, si vada verso un instabile e pericoloso "congelamento" del confitto senza guerra, ma neppure pace. Un mezzo incubo per i mercati e per i problemi energetici globali. Per questo Trump sta esercitando la massima pressione senza tornare a bombardare: terza portaerei, parà di rinforzo, movimenti di velivoli cisterna che possono far pensare alla ripresa delle ostilità. In realtà il Pentagono scarseggia di munizionamento, soprattutto di missili utilizzati in grande quantità dal 28 febbraio. In parallelo Trump ha lanciato la "guerra cognitiva" con gli annunci che Teheran perde 500 milioni di dollari al giorno di mancato export di greggio, l'Iran è al collasso economico e il regime risulta più diviso che mai. Vero, falso o forse solo in parte potrebbe anche funzionare assieme al controblocco di Hormuz, che però è un boomerang per tutti che si riversa sul prezzo della benzina in patria. L'annuncio degli Emirati dello strappo dall'Opec, mai capitato prima, è una "bomba" sul nodo energetico, che potrebbe far piacere a Trump sempre critico sulla produzione calmierata di petrolio.






