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Troppe divisioni prima dei colloqui domani in Oman. Guerre e nucleare: telefonate tra Xi, Putin e Donald
Il braccio di ferro tra Iran e Stati Uniti spinge i due Paesi sull'orlo della rottura, ancor prima dell'inizio delle trattative previste per domani. La giornata è trascorsa in un tira e molla, con Washington che avrebbe prima sbattuto la porta in faccia a Teheran, comunicando di non accettare la richiesta di modifica alla sede e al formato dei negoziati, ma avrebbe poi confermato l'incontro in Oman invece che in Turchia, dopo le pressioni dei Paesi arabi e musulmani per «continuare a seguire la via diplomatica» e per «rispetto» delle richieste degli alleati, rivela Axios. Eppure «i piani per i colloqui vanno verso il fallimento» dicono fonti da Washington. In assenza di svolte, un attacco americano sarebbe imminente. «La Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, dovrebbe essere molto preoccupato ora», avverte Donald Trump.
Troppe le divisioni. «Non colmabili», dicono fonti informate. Dalla sede dei negoziati: l'Oman invece che la Turchia, secondo le richieste di Teheran. Passando per il formato: ristretto invece che allargato, ha chiesto l'Iran. Fino ai temi da discutere: solo nucleare, come vorrebbero gli ayatollah, oppure anche missili balistici, sostegno ai terroristi e repressione, come chiedono gli Stati Uniti. «Non sono sicuro che si possa raggiungere un accordo», ha ammesso il segretario di Stato americano Marco Rubio, pur spiegando che Donald Trump «preferisce sempre una soluzione pacifica», nonostante l'ultimatum a Teheran: «Intesa o attacco. Il tycoon ha sentito ieri il presidente cinese Xi Jinping, dopo che il leader di Pechino aveva parlato con il russo Vladimir Putin. Il capo della Casa Bianca ha definito «eccellente» la conversazione, ricordando che sarà a Pechino ad aprile. Di mezzo ci sono altri dossier scottanti: la guerra in Ucraina e il rischio di un conflitto a Taiwan, oltre che le terre rare e la fine del trattato New Start sulle armi nucleari, che scade oggi, e al quale Mosca annuncia di non sentirsi più vincolata.






