Quarantaquattro anni, un premio Oscar, due figli e un terzo in arrivo. Natalie Portman ha anche una laurea in psicologia ad Harvard ed è da sempre impegnata in cause umanitarie. E racconta: “Alla mia età ho imparato a non sentirmi in colpa se concedo più tempo a me stessa”

di Roberto Croci

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“Come ti chiami? Léon? … Che nome cazzuto”. Come dimenticare questa battuta che Natalie Portman, appena 12enne, pronunciò al suo primo ruolo nel film cult Léon di Luc Besson. Trentadue anni e 3 figli dopo (ha appena annunciato la terza gravidanza), oltre ad avere nel curriculum premi Oscar, Bafta e due Golden Globes, ha anche una laurea in psicologia ad Harvard e parla perfettamente tre lingue. Da sempre impegnata in cause umanitarie, tra cui i diritti delle donne, le questioni ambientali e le cause animaliste, di recente ha espresso il proprio sostegno alle campagne Ice out e Be Good, volte a esercitare pressioni sulle autorità affinché modifichino le politiche sull’immigrazione. Sostiene inoltre organizzazioni come la Human Rights Foundation e il Jane Goodall Institute ed è ambasciatrice dell’International Rescue Committee, difendendo i diritti dei rifugiati e delle persone colpite da crisi umanitarie. È co-fondatrice di una squadra di calcio femminile professionistica statunitense (Angel City FC) per favorire l’emancipazione delle donne anche nello sport. Ha scritto Fables, tre fiabe classiche reinterpretate con meno pronomi maschili e una maggiore diversità di genere. E, dal 2011, è il volto di Miss Dior, uno dei profumi storici della maison.