Katia Follesa ha compiuto 50 anni a gennaio e questa bella età la descrive così al Corriere della Sera: “Sono arrivata a questo compleanno con una consapevolezza diversa. Trovo che i 50 anni siano una età stupenda: hai fatto tante cose, hai messo alcune bandierine sulla tua carriera, hai o non hai figli, ma non c’è più l’aspettativa e si attenua la sensazione del working in progress… Anche per questo, tutto quello che avviene, avviene con leggerezza. Sono in una fase di gioia e serenità, in cui sperimento proprio quanto sia bello rallentare…. È come se fossi in orbita, sto bene”.

Una lunga chiacchierata che passa dal lavoro (“ho messo un bel freno a mano. Mi sono concessa il lusso di rifiutare proposte, di fare una cernita”) alla consapevolezza, con quello che definisce il suo mantra, “non vabbe’, mi adoro”: “Viviamo in un’epoca in cui quello che vediamo è molto artificiale (….). Ora dobbiamo andare oltre lo stereotipo della perfezione, che non esiste. Oltre un modello di donna perfetta, che io cerco di denunciare in maniera ironica. E mi piace vedere le donne esaltate che urlano quando mostro le braccia a tendina, che nessuna ha il coraggio di dire che abbiamo tutte”. E sul giudizio che sempre colpisce il corpo delle donne, Follesa ha la sua esperienza da raccontare: “Quando sono dimagrita, ad esempio, si è abbattuto su di me il giudizio universale, addirittura si era detto che non facessi più ridere. Ho dovuto spiegare che avendo una cardiopatia il sovrappeso non mi faceva bene. Ma alla base di tutto manca l’educazione su questi temi, perché se fosse successo a un uomo non lo avrebbero mai detto”.