Ma anche leggendo: “Perché i libri mi hanno dato l’istinto delle cose”, dice Natalia Aspesi. Che è diventata giornalista grazie a un articolo sui cani, vive insieme a una gatta, “alleva” galline. E a 96 anni guarda il mondo da questo labirinto colorato di carta e parole
di Alessia Gallione
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Il primo articolo lo ha scritto per La Notte, su una mostra di cani a Bellagio. Ha sempre vissuto con i gatti, che come lei fanno esclusivamente quello che vogliono. Sul suo profilo di Facebook e Instagram c’è una giraffa. Ma è solo dopo aver intervistato Bruce Weber che Natalia Aspesi ha capito di adorare le galline: “Che tra l’altro hanno un pregio: non parlano”. Comunque, con il fotografo andò così: “Evidentemente gli piacque quel pezzo perché mi regalò l’immagine che vedi. Poi venne qui, prese le misure del muro, e me la spedì”. Da allora, lo scatto ricopre un’intera parete della cucina: “Che è la stanza più importante. Sai, sono stata una grande cuoca. Facevo una torta di mele deliziosa”. Al centro del ritratto, pubblicato nel 1995 su Vogue, c’è una dama ridente dai capelli ricciuti che, con indosso un abito da gran sera di Balmain, dà il mangime ai suoi costosissimi polli. Gli stessi che sembrano essere usciti da quel cortile in due dimensioni per razzolare vicino al tavolo della colazione: un esercito di creste in stoffa, legno e ceramica, che continua a crescere. L’ultima arrivata è una chioccia a righe bianche e nere, dono di Geppi Cucciari prima di accomodarsi sul divano dai cuscini colorati per farsi “interrogare”. E la lady che le governa? È Deborah, duchessa di Devonshire, nonna della top model Stella Tennant ma soprattutto la più longeva delle sei sorelle Mitford. “E io ho sempre avuto una passione per loro, protagoniste di ogni possibile scandalo politico e mondano. Una era stata quasi fidanzata con Hitler e aveva tentato il suicidio, una era comunista e aveva combattuto nella guerra civile spagnola… E poi c’era Nancy, autrice di romanzi bellissimi che potrebbero essere scritti oggi. Se vuoi te li presto, ma poi me li riporti eh”. Perché tutto, in fondo, in questa casa di carta nel centro di Milano dove i volumi indicano la strada, tracciano confini e aprono orizzonti, racconta una storia di pagine e parole.















