VENEZIA - Da una parte Israele, dall’altra la Russia. A una settimana dalla pre-apertura dell’Esposizione Internazionale d’Arte, non si placa la bufera sulla Biennale di Venezia. Oltre 2.300 firme in calce a una petizione online su Change.org chiedono ai presidenti Pietrangelo Buttafuoco e Solange Farkas «l’immediata revoca dell’esclusione di Israele e della Russia dalla competizione per i premi, decisa dalla giuria, in linea con i principi istituzionali di non esclusione della Biennale».
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L’iniziativa cita anche il padiglione russo ai Giardini, in quanto a sua volta escluso dalla valutazione delle giurate poiché Vladimir Putin è uno dei leader «attualmente accusati di crimini contro l’umanità da parte della Corte penale internazionale», motivazione che la scorsa settimana le ha indotte a decidere di non considerare le relative opere. Un analogo mandato di cattura internazionale è stato spiccato dall’Aja pure nei confronti di Benjamin Netanyahu, ma i sottoscrittori dell’appello contestano la scelta, in quanto dissonante rispetto alla posizione di Ca’ Giustinian sulla necessità di «rifiutare qualsiasi forma di esclusione o censura dell’arte». Argomenta il testo di protesta: «La decisione unilaterale della giuria contraddice direttamente i principi dichiarati dalla stessa istituzione. Si tratta di discriminazione nei confronti degli artisti, non dei governi. Il rappresentante israeliano alla Biennale di quest’anno, l’artista Belu-Simion Fainaru, è una figura di spicco nel panorama culturale, il cui lavoro non ha nulla a che vedere con le decisioni di alcun governo. Negare a lui e ai suoi colleghi la possibilità di concorrere ai premi basandosi unicamente sulla loro nazionalità costituisce una discriminazione diretta in base all’origine nazionale, un principio incompatibile con i valori di qualsiasi istituzione culturale credibile».












