VENEZIA - Non bastasse la grana della Russia, attorno alla Biennale di Venezia si riaccende anche lo scontro su Israele. A quasi sei mesi dall’appello caduto nel vuoto, la piattaforma internazionale Anga (Art not genocide alliance) torna a chiedere la sua esclusione dall’Esposizione Internazionale dArte, attraverso una lettera indirizzata ai vertici di Ca’ Giustinian. «Ci uniamo come artisti, curatori e operatori culturali in un rifiuto collettivo di permettervi di dare visibilità allo Stato israeliano mentre commette un genocidio», scrivono i 182 firmatari.

Biennale, protesta anche contro la partecipazione di Israele: lettera a Buttafuoco con quasi 200 firme

Fra i curatori dei padiglioni nazionali compaiono i nomi di Caroline Dumalin (Belgio), Martina Yordanova (Bulgaria), Peter Sit (Cechia e Slovacchia), Rieke Vos (Paesi Bassi), Unnar Örn (Islanda), Georgina Jackson (Irlanda), Binna Choi (Corea), Inga Lace e Adomas Narkevičius (Lettonia), Stilbé Schroeder (Lussemburgo), Margerita Pulè (Malta), Issela Ccoyllo e Matteo Norzi (Perù), Ewa Chomicka e Jolanta Woszczenko (Polonia), Natasa Petresin-Bachelez (Slovenia), Carles Guerra (Spagna), Gianmaria Andreetta e Luca Beeler (Svizzera), Başak Doğa Temür (Turchia), Bana Kattan (Emirati Arabi Uniti), Thái Hà (Uzbekistan), Manon Awst (Galles). Ma ci sono anche diverse decine di artisti della mostra internazionale “In minor keys” curata dalla compianta Koyo Kouoh e di lavoratori coinvolti a vario titolo nella produzione. A 28 sottoscrittori è stato garantito l’anonimato «per il timore di possibili danni fisici, politici o legali», in quanto «l’attuale clima che circonda la solidarietà pro-Palestina ha creato un ambiente di repressione più intenso».