VENEZIA - Non c’è pace per la Biennale. Dopo la polemica, tutt’altro che conclusa, sulla partecipazione della Russia, adesso è Israele a prendersela con l’istituzione veneziana. O, meglio, con la giuria della Biennale Arte (9 maggio-22 novembre, preapertura da mercoledì prossimo) presieduta da Solange Farkas, che ha deciso di escludere dai premi i Paesi accusati di “crimini contro l'umanità", pur non citando esplicitamente lo Stato ebraico né la Russia. Ieri, in un post su X, il ministero degli Esteri israeliano ha accusato: «Il boicottaggio dell'artista israeliano Belu-Simion Fainaru da parte della Giuria internazionale della Biennale di Venezia è una contaminazione del mondo dell'arte. La giuria politica ha trasformato la Biennale da uno spazio artistico aperto di idee libere e sconfinate in uno spettacolo di falso indottrinamento politico anti-israeliana». «In qualità di artista non sostengo i boicottaggi culturali, credo nel dialogo e nello scambio, soprattutto nei momenti difficili”, aveva detto nei giorni scorsi Fainaru. Va ricordato che il padiglione israeliano è stato oggetto di proteste da parte di gruppi come Art Not Genocide Alliance, promotore di una lettera aperta che definisce Israele uno “Stato genocida” e ne ha chiesto l’esclusione dalla manifestazione. Una seconda lettera ha poi ampliato le richieste includendo anche Stati Uniti e Russia. «La Giuria della Biennale Arte 2026, al pari di tutte le giurie delle manifestazioni della Biennale di Venezia, opera in piena autonomia e indipendenza di giudizio nell’esercizio delle proprie funzioni», la replica la settimana scorsa della Fondazione.