VENEZIA - Minacce di morte. Maledizioni estese ai familiari. Insulti. Gli orchestrali del Teatro La Fenice di Venezia sono stati presi di mira dai soliti “leoni da tastiera” per aver esultato per il siluramento di Beatrice Venezi, attesa in laguna il prossimo autunno come direttore d’orchestra ma licenziata in tronco per aver parlato di nepotismo all’interno del teatro veneziano. Una pioggia di insulti piovuta anche sulla Fenice, tanto che il responsabile dei canali social ha faticato non poco a cancellarli. «In queste ultime ore, dopo il licenziamento, sta arrivando di tutto - racconta Marco Trentin, segretario della Fials e volto della protesta in questi mesi -. La speranza è che si arrivi presto ad un clima più sereno. Questa situazione è il risultato del fallimento totale di questa gestione». Solidarietà ai dipendenti è stata espressa dal sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi: «Episodi inaccettabili».
Venezi, Manildo: «Il caso Fenice avrà un impatto sulle elezioni, non è stato gestito nel modo migliore dall'amministrazione Brugnaro»
È stata la Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria) della Fenice a rendere noto quanto successo: «Le lavoratrici e i lavoratori del Gran Teatro la Fenice in questi giorni stanno ricevendo, soprattutto sui social, valanghe di insulti e minacce, anche di morte. Vogliamo far sapere che ci siamo già rivolti ai nostri uffici legali per difenderci da tanta inutile meschinità. I rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori mai e sottolineiamo mai, hanno offeso o calunniato né la Maestra Venezi né nessun’altra persona o istituzione. La nostra istanza, durata sette mesi, è stata costantemente e unicamente finalizzata al ripristino di quella ordinaria prassi consolidata che garantisce un clima di fiducia e rispetto, presupposto indispensabile per la gestione di un Teatro e che garantisce la più alta resa artistica possibile».











