VENEZIA - Altri due fronti di scontro agitano la Fenice, dove ormai da cinque mesi le maestranze contestano la nomina di Beatrice Venezia a direttrice musicale del teatro dal prossimo ottobre. Ieri lo sblocco della prima rata del welfare, votato dal Consiglio di indirizzo della Fondazione, non è bastato a rasserenare il clima. Anzi. Ora a tenere banco ci sono le recenti offese rivolte agli orchestrali, definiti «quattro pippe», da Andrea Ruggeri, editorialista del Giornale, durante la presentazione della stessa Venezi, la settimana scorsa, a Milano. Ebbene, i sindacati avevano chiesto una presa di posizione netta, in difesa dei lavoratori, da parte del soprintendente Nicola Colabianchi.

Venezi, il Comitato de La Fenice al vetriolo: «Falso dire che gli abbonati sono tutti anziani e over 80. Le sue parole mendaci e offensive»

Una spiegazione è arrivata ieri con una lettera che ha avuto l’adesione unanime del Consiglio di indirizzo. Il soprintendente sottolinea i «toni accesi» di questi mesi di polemiche che hanno spinto la Fondazione a scegliere «consapevolmente di mantenere il silenzio». Non un «segno di disinteresse, ma un atto di responsabilità» per «abbassare i toni e tutelare l’istituzione. Replicare a ogni esternazione rischierebbe di alimentare ulteriori tensioni e distogliere l’attenzione dalla nostra missione: garantire l’eccellenza artistica. La priorità della Fondazione resta la tutela del prestigio del teatro e il rispetto per tutte le persone che vi lavorano, la cui professionalità è apprezzata e riconosciuta a livello internazionale». L’auspicio è il ritorno ad un «confronto sereno e costruttivo». Immediata la replica di Marco Trentin, orchestrale e segretario Fials: «Non difenderci da un’offesa simile è un fatto molto grave da parte del soprintendente. Evidentemente non vuole mettersi contro un certo entourage politico. Ma ad essere lesa, oltre all’immagine degli orchestrali, c’è quella dell’istituzione». Quanto a Venezi, «con il suo silenzio davanti a quelle offese, si è definitivamente schierata contro di noi».