VENEZIA - Imbarazzo e tensioni anche ai vertici della Fenice. Ormai pesano i cinque mesi di muro contro muro sulla contestata nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale della fondazione lirico-sinfonica dal prossimo ottobre. Le dimissioni del maestro Alessandro Tortato dal Consiglio di indirizzo hanno sollevato il velo su un malessere interno crescente per l'incapacità di trovare una soluzione. Per statuto i consiglieri sono tenuti al riserbo. E Luigi Brugnaro, sindaco e presidente ormai in scadenza, ieri non aveva voglia di commentare le dimissioni di Tortato.
«Non ho letto le sue ragioni, saranno personali – ha cercato di schivare le domande dei giornalisti – È vero, il Consiglio aveva già dato un assenso non informato alla nomina di Venezi. Ma il sovrintendente Colabianchi ne ha chiesto uno informato, mi sembrava giusto darlo. Poi ognuno è libero di fare quello che ritiene. Non mi farete polemizzare con Tortato: è dimesso, è una sua scelta personale». Un tentativo di minimizzare, a fronte di nuove polemiche che si accendono.
Per i sindacati le dimissioni sono la dimostrazione che «il re è nudo». «La Fenice non può più sopportare tutto ciò – scrivono le segreterie regionali di Slc Cgil, Fist Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal –, e non può diventare terreno di conquista da parte di coloro che hanno solo obbiettivi personali e legati alla peggior politica». Ribadiscono la «necessità di ricostruire un clima di collaborazione» e difendono la loro «azione sindacale» che «non ha mai avuto, né ha, alcun legame o finalità politica, né tantomeno motivazioni di carattere sessiste. Le ragioni della nostra posizione sono esclusivamente di natura artistica, professionale e metodologica».










