VENEZIA - Le parole al vetriolo con cui Beatrice Venezi ha rotto il silenzio sulla sua contestatissima nomina a direttore musicale della Fenice, non aiutano a trovare una soluzione. Tutt'altro. Lo dicono le rappresentanze sindacali unitarie del teatro veneziano. E non solo. L'imbarazzo è generale. Quei riferimenti ad un teatro «sostanzialmente gestito dai sindacati», «in un contesto totalmente anarchico», che Venezi ha pronunciato in conferenza stampa, l'altro giorno, a Pisa, non devono essere suonate bene anche all'orecchio del soprintendente, Nicola Colabianchi. Lui che l'ha scelta e l'ha sempre difesa in questi mesi, dalle proteste delle maestranze che puntano il dito sul curriculum non ritenuto all'altezza. Anche ieri Colabianchi ha preferito non commentare. Mentre tra gli addetti ai lavori c'è anche chi interpreta questa uscita della Venezi come una strategia per uscire da una posizione scomoda. Un modo, in altre parole, per lasciare un incarico che diventerà operativo da ottobre, ma che appare sempre più arduo. Si vedrà.

Ieri intanto la Rsu ha riunito i lavoratori per un'assemblea sugli ultimi sviluppi della vicenda. C'era chi voleva rispondere nel merito delle accuse. Chi nemmeno rispondere, visti i toni. Ha prevalso la seconda linea. «La Rsu ritiene di non commentare le dichiarazioni della Maestra Venezi, rilevando che le sue affermazioni non sono orientate a trovare una soluzione». Il brevissimo comunicato diffuso, a rimarcare un clima che rende ancor più difficile il lavoro che Venezia è chiamata a fare con Orchestra e Coro. Più articolata e dura la nota diffusa dal segretario generale Slc Cgil Veneto, Nicola Atalmi.