Il settore energetico iraniano si trova di fronte a un vicolo cieco logistico che rischia di trasformarsi in un disastro economico e strutturale permanente. Secondo le analisi più recenti fornite da Kpler, la capacità di stoccaggio del greggio del Paese è ormai prossima all'esaurimento totale. Il crollo verticale delle esportazioni, innescato dalla guerra e dall'apparente blocco navale imposto dagli Stati Uniti e posizionato tra il Golfo di Oman e il Mar Arabico, ha creato un effetto imbuto: l'Iran continua a estrarre petrolio che non può vendere né spedire, riempiendo ogni centimetro cubo disponibile nei propri depositi.

Gli esperti stimano che, ai ritmi attuali, il Paese abbia un margine di manovra di massimo tre settimane prima che non ci sia più un solo barile libero in cui stipare il greggio. Kpler offre numeri più precisi e stima che rimangano tra i 12 e i 22 giorni di autonomia. La capacità totale iraniana è di circa 86-95 milioni di barili, inclusi chiaramente i depositi delle raffinerie del nord, e le scorte a terra sono già salite a 49 milioni, con il resto stivato in mare.

Per tentare di arginare l'emergenza, Teheran ha messo in campo strategie di stoccaggio diverse e diversificate. Il Paese sta utilizzando la propria flotta di navi cisterna non per il trasporto, ma come veri e propri depositi galleggianti, ancorati al largo delle coste. Oltre alle superpetroliere, il governo ha ordinato la riattivazione di vecchie infrastrutture di stoccaggio a terra, molte delle quali erano state dismesse anni fa a causa delle pessime condizioni strutturali e della mancanza di manutenzione.