La prima è una malattia del sangue, la seconda un disturbo neurodegenerativo. Entrambe sono condizioni più comuni nell’invecchiamento. E la scienza, ora, dice che forse esiste un legame profondo tra le due. Parliamo, rispettivamente, di anemia e di Alzheimer: una nuova ricerca, pubblicata su Jama Network Open, condotta da un gruppo di ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, ha mostrato che l’anemia è associata a livelli elevati di specifici biomarcatori nel sangue che segnalano il danno cerebrale tipico dell’Alzheimer molto prima che ne compaiano i sintomi clinici. Risultati che suggeriscono come l’emoglobina, la molecola “protagonista” dell’anemia, possa giocare un ruolo cruciale nella risposta dell’organismo contro l’avanzare della malattia di Alzheimer.

Sindromi mielodisplastiche, più pazienti potranno evitare le trasfusioni di sangue

27 Novembre 2025

Un’indagine lunga 16 anni

La ricerca, in particolare, ha utilizzato i dati dello studio SNAC-K (Swedish National Study on Aging and Care in Kunsholmen), seguendo 2.282 adulti di età pari o superiore a 60 anni per un periodo medio di oltre nove anni, con follow-up estesi fino a 16 anni. Al momento dell’arruolamento, nessuno dei partecipanti mostrava segni di demenza; i ricercatori hanno misurato i livelli di emoglobina basale, definendo l’anemia secondo i criteri stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità (meno di 12 g/dL per le donne e meno di 13 g/dL per gli uomini). Durante il periodo di osservazione, 362 persone hanno sviluppato una forma di demenza, il che ha permesso agli scienziati di analizzare con precisione la correlazione tra lo “stato di salute” del sangue e il declino cognitivo.