Per lungo tempo considerate semplici “operatori della coagulazione”, le piastrine stanno rivelando un ruolo molto più complesso e sorprendente. Una ricerca coordinata dalla Sapienza Università di Roma apre infatti a una nuova prospettiva: questi minuscoli elementi del sangue potrebbero influenzare direttamente memoria e comportamento. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports, nasce da una domanda ambiziosa: esiste un collegamento diretto tra il sistema circolatorio e le funzioni cognitive? In altre parole, il sangue può comunicare con il cervello in modo più attivo di quanto si pensasse finora?
I risultati suggeriscono che la risposta è sì. Le piastrine non si limitano a intervenire nei processi di coagulazione, ma partecipano alla comunicazione tra corpo e sistema nervoso. In particolare, sono in grado di rilasciare molecole biologicamente attive, tra cui la serotonina, un neurotrasmettitore chiave nella regolazione dell’umore, del comportamento e dei processi cognitivi. Questa attività ha effetti concreti sul cervello. Gli esperimenti condotti dai ricercatori, inizialmente su modelli animali, hanno mostrato che le piastrine possono influenzare la cosiddetta “memoria della paura”, ovvero il meccanismo che ci permette di ricordare esperienze negative o pericolose e di adattare di conseguenza il nostro comportamento. In pratica, contribuiscono a modulare quanto intensamente ricordiamo un evento e come reagiamo a situazioni simili in futuro.






