Vecchie annate, mini-degustazioni in tre bicchieri, caraffe da 250 centilitri, magnum e grandi formati. Un modo per incuriosire i consumatori, portandoli per mano in tasting che attingono dalla storia della cantina, andando in profondità, proponendo dei temi, magari legati a un vitigno, oppure delle degustazioni “orizzontali” che valorizzano sfumature diverse di uno stesso territorio. Nei ristoranti Frescobaldi il vino esce dalla cantina: si apre, si racconta, si fa esperienza. E soprattutto si propone in una forma che difficilmente si può replicare a casa. Una strategia che oggi funziona anche come antidoto alla crisi: si beve meno, ma in maniera più ricercata, cercando etichette più curiose, approfondendo il racconto del territorio.
Diana Frescobaldi, direttrice dei ristoranti del Gruppo
“Proponiamo qualcosa che non puoi trovare altrove – racconta a Il Gusto Diana Frescobaldi, direttrice dei ristoranti del Gruppo – gustando annate anche più mature, che è molto difficile avere in casa: dovresti avere una cantina e saperli conservare bene. Noi abbiamo una ricca library e ci è venuto naturale metterla a disposizione dei wine lover”.
Attingere dalla storia
Da qui nasce uno dei pilastri della proposta: le vecchie annate, sempre più presenti in carta. Nei ristoranti del Gruppo si arriva ad avere “anche sette-otto annate per ogni cru”, con un lavoro che coinvolge alcune delle etichette più iconiche della galassia Frescobaldi: CastelGiocondo, Luce, Ornellaia, Masseto, Mormoreto.







