Frugate bene negli ultimi cassetti degli armadi, nelle angoliere e nelle cassepanche. E se vi capita di trovare un cimelio di famiglia, alzi la mano chi non ne ha almeno uno, riosservateli con attenzione: oggetti radioattivi possano essere ancora rinvenuti tra le mura domestiche, testimoni di un’epoca in cui addirittura le radiazioni venivano considerate benefiche. Una fake news? No. Lo ricordano gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), prendendo spunto dal quarantesimo anniversario del disastro di Chernobyl. Questi oggetti, avvertono dall’Istituto, vanno maneggiati con cautela e segnalati.

Un ciondolo sospetto

«Una persona ci ha contattati dopo aver rinvenuto, proprio in casa, un vecchio cimelio di famiglia, simile ad un ciondolo, conservato per anni e con cura per la sua indubbia bellezza e, improvvisamente, divenuto fonte di preoccupazione dopo aver notato un’incisione, sulla parte superiore, della parola “radiogeno” – racconta Barbara Caccia, del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale –. La proprietaria ci ha descritto tutta la sua preoccupazione dovuta al fatto che l’oggetto fosse stato conservato nella stanza dove una bambina di un anno aveva dormito per circa un mese. La preoccupazione era comprensibile: un oggetto acquistato chissà quanti anni prima e a quale scopo, ritenuto per anni solo un ciondolo e improvvisamente evocativo, per via di quella incisione, dei timori che leghiamo alla radioattività e ai suoi possibili effetti sulla salute. La richiesta che ci veniva fatta era quella, più che comprensibile, di capire se conservare quell’oggetto, forse radioattivo, avesse potuto determinare un rischio significativo per tutti gli occupanti e, in particolare, per quella bambina che più a lungo di tutti gli altri era rimasta nelle sue vicinanze».