“Dobbiamo ripartire dalla nostra Costituzione, con le recenti modifiche apportate nel 2022: è prioritaria “l’attività economica non può essere svolta a danno della salute e dell’ambiente (nuovo Art icolo 41)”. Prisco Piscitelli è un epidemiologo. Professore associato alla Yale Medical School, è vicepresidente della Società Italiana di medicina ambientale (Sima) e segretario generale della European medical association (Ema). I dati che analizza sulla diffusione di alcune patologie spiegano meglio di ogni altra considerazione qual è ancora oggi l’impatto dell’inquinamento sulla salute degli italiani. E su cosa va fatto per limitare il più possibile i danni.
Professor Piscitelli, cominciamo dallo scenario generale del nostro Paese: quali sono i dati che fotografano meglio l’emergenza medica legata all’ambiente?
"Lo studio Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’ultimo periodo di osservazione (2006-2013) sui 42 Siti di Interesse Nazionale (SIN), aree gravate da elevate pressioni ambientali legate ad attività industriali e nei quali risiede circa il 10% della popolazione italiana, documenta un incremento del 9% dei tumori negli individui tra zero e 24 anni. Considerevoli sono gli eccessi rispetto a zone del Paese meno inquinate: 62% in più per i sarcomi dei tessuti molli, 66% in più per le leucemie mieloidi acute, 50% in più per i linfomi non Hodgkin, +36% di tumori al testicolo. E anche le ospedalizzazioni: 8% in più di bimbi e ragazzi ricoverati rispetto alle aree non Sin. Nel primo anno di vita, in particolare, si registra un eccesso di ricoveri del 3%, con punte dell’8% e 16% in più per ricoveri di ragazzi con asma e malattie respiratorie".








