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Ultimo aggiornamento: 8:09
L’approccio industriale ha trasformato l’allevamento degli animali in “zootecnia” e questo ha cambiato tutto. Zootecnia è la tecnica che muta gli animali in macchine da produzione alimentare destinate allo sfruttamento e l’allevatore in “imprenditore agricolo”, viene incrementata la meccanizzazione, la stabulazione permanente è una prassi, l’omogeneità e la selezione genetica (il contrario di “biodiversità”) sono spinte all’estremo. Il passaggio all’industrializzazione dell’agricoltura è stato giustificato dalla necessità di sconfiggere la fame (fallendo). Questo modello separa la coltivazione dall’allevamento creando due bisogni: i contadini, in assenza di letame, iniziano ad aver bisogno di acquistare fertilizzanti, per lo più chimici (e quando c’è una crisi internazionale, vedi Ucraina e Iran, i prezzi salgono alle stelle), per il loro terreno (chi persegue metodi di coltivazione agroecologici non subisce questi sbalzi); gli allevatori, non coltivando più, devono comprare mangimi e fieno per le loro bestie. Questa economia ha portato i piccoli allevatori a competere con produzioni industriali enormi, che offrono carne, latte e uova a prezzi bassi perché i costi “nascosti” (esternalità negative) ricadono sulla collettività in termini ambientali, igienico-sanitari, sociali, ma anche etici e culturali.







