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31 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:47

Altro che nuove tecniche, benessere animale e maggiore attenzione all’ambiente. La Lombardia resta la prima regione zootecnica d’Italia con il 40% dei capi nazionali di bovini e suini, che sale al 47% se si considerano solo i suini. Si tratta, per le due specie, di oltre 5,2 milioni, un capo ogni due abitanti. Gli effetti? Emissioni di gas serra in crescita, un carico di azoto particolarmente elevato, criticità relative al benessere animale e una forte dipendenza da mangimi importati, che rendono il sistema vulnerabile dal punto di vista economico. Eppure in Lombardia, le amministrazione che provano a frenare la crescita degli allevamenti intensivi vengono ostacolate, come nel caso del comune di Gonzaga (Mantova), mentre si fanno passi indietro anche sul fronte della trasparenza. Viene presentato il 31 marzo, alle 18, a Cascina Cuccagna (Milano) il rapporto di ricerca “Allevamenti intensivi in Lombardia, Anatomia di un eccesso: Impatti, criticità e traiettorie di transizione”, realizzato da Economia e Sostenibilità – EStà su incarico di Legambiente Lombardia, Essere Animali e Terra!. Un lavoro che, a quasi due anni dall’inchiesta de ilfattoquotidiano.it sugli allevamenti intensivi in Lombardia, mette insieme i dati più aggiornati sugli impianti, segnalando i rischi, come la vulnerabilità della Lombardia agli shock dei mercati a causa del fabbisogno di mangime e le carenze che contribuiscono tuttora alla mancata transizione verso modelli agroecologici. Eppure, nella relazione dell’Ersaf (Ente regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) non vengono più riportati i dati del carico di azoto zootecnico dei singoli comuni, per i quali si indica solo se è consentito lo spandimento dei fanghi. Gli ultimi sono proprio quelli del 2023, pubblicati da ilfattoquotidiano.it, fondamentali però per comprendere in che misura le amministrazioni violino la direttiva sui nitrati.