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Ultimo aggiornamento: 8:52

Regione Lombardia sostiene di promuovere “la gestione sostenibile delle attività agricole e zootecniche”, che verrebbe facilitata con “azioni per la qualità dell’aria e per il clima”, mentre “buone pratiche di spandimento dei reflui zootecnici sono ormai di uso sul territorio regionale”. Ma la verità è che i risultati tardano ad arrivare. Negli ultimi anni sono aumentati i controlli sugli spandimenti, ma è aumentato ancora di più il numero delle infrazioni rilevate, commesse dal 57,5% degli allevamenti soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale. Sono esclusi, quindi, non solo i piccoli e i medi, ma soprattutto gli allevamenti di bovini, perché la lobby europea dell’agroindustria è riuscita a impedire che fossero soggetti alla direttiva sulle emissioni industriali (Ied). È stata la stessa Regione Lombardia a fornire questo e altri dati (dei suoi uffici e di Arpa), rispondendo a un’interrogazione del consigliere del Movimento 5 Stelle, Nicola Di Marco. Nella regione con più di 31 milioni i capi allevati contemporaneamente, solo tra polli, galline ovaiole, tacchini, suini, bovini e bufalini come raccontato da ilfattoquotidiano.it nell’inchiesta sugli allevamenti intensivi della Lombardia), chi vuole adottare pratiche virtuose per ridurre le emissioni deve aspettare almeno tre anni prima di ricevere l’aiuto. “Un ritardo che le aziende più piccole non possono certo permettersi e che, dunque, favorisce ancora una volta quelle più grandi e il sistema degli allevamenti intensivi” commenta a ilfattoquotidiano.it Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. E aggiunge: “Il fatto che vengano rilevate infrazioni in più della metà degli allevamenti soggetti ad Aia, che dovrebbero essere tra quelli più grandi e con più risorse a disposizione, è segno che esiste una situazione di endemica irregolarità, se non illegalità”. Nel frattempo, è ferma in Commissione Agricoltura la proposta di legge promossa da una coalizioni di associazioni e firmata da 23 parlamentari.