L'Italia considera chiusa la partita delle fatture sanitarie per gli italiani di Crans-Montana curati in Svizzera.
"Non pagheremo né ora, né mai - chiarisce senza mezzi termini l'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado -. Qualora arrivassero al ministero della Salute l'Italia le rimanderà indietro", "non c'è nulla da negoziare".
Nelle interlocuzioni con Berna, Roma mette sul piatto sia "la responsabilità morale" delle autorità locali nel rogo di capodanno, sia gli aiuti prestati dal nostro paese nella stessa occasione: dalla Protezione civile inviata sul posto per soccorrere i feriti, ai ricoveri dei pazienti svizzeri all'ospedale Niguarda di Milano. Per tutto questo, che vale molto più dei 108mila euro di spese sanitarie chieste dalla Svizzera all'Italia, "non abbiamo chiesto nulla. Pretendiamo reciprocità", dice all'ANSA Cornado. Ma per Berna il caso sembra non essere chiuso. Con l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas) che richiama le regole vigenti sull'assistenza reciproca internazionale e chiarisce: "Le spese di cura sono disbrigate in Svizzera", poi "vengono fatturate all'assicuratore malattie estero competente (nel caso dell'Italia al sistema sanitario nazionale), non alla persona interessata".












