La situazione internazionale, quanto mai precaria, impone ai singoli Stati di dotarsi di risorse straordinarie per far fronte ai problemi socio-economici interni che possono divampare in assenza di piani organizzati che riescano a ridurre il rischio. Per l’Italia, il primo fondamentale obbiettivo deve essere quello di sostenerne il sistema economico, basato sempre più sul terziario, ma per fortuna ancora e in modo rilevante, sulla manifattura, visto quanto sia indispensabile il peso dell’export. In ogni ambito, produzioni e terziario, le Pmi sono il primo e sostanziale motore occupazionale, visto che dispongono di oltre l’ 80% del totale degli occupati del settore privato.

Le Pmi sono oltre 4,7 milioni e la stragrande maggioranza sono microimprese con meno di 10 dipendenti. La popolazione degli attivi in Italia è costituita da circa 24 milioni di persone. Sostenere le attività delle piccole e medie aziende, evitando il dilagare di forme di micro disoccupazione diffusa, richiederà di identificare risorse finanziarie straordinarie da investire. Importante valutare con la massima attenzione un eventuale ricorso a mobilizzare i fondi previdenziali integrativi, ormai presenti in ogni ambito e costituiti dalle rappresentanze datoriali e sindacali. Un nuovo modello di risparmio che, anche se più lentamente del previsto, ha preso piede. Peccato che le casse previdenziali volontarie, originate dalle categorie economiche, investano molto meno di quanto sarebbe auspicabile nelle imprese italiane, mentre sovente si indirizzano verso i mercati esteri, o investono in finanza pura. Sarebbe auspicabile e al tempo stesso necessario, che questa raccolta di risparmio, che sfiora i 150 miliardi di euro, supportasse la crescita investendo nelle nostre piccole e medie imprese per sostenerne lo sviluppo, e consentire loro di meglio competere a livello interno e internazionale e limitare rischi di scivoloni diffusi fra imprese pur sane, ma a corto di disponibilità finanziarie.