Spesso lo consideriamo una perdita di tempo. Sognare ad occhi aperti, distrarsi, allontanarsi per qualche istante dalla realtà e vagare con la mente, è una di quelle abitudini che molti cercano di eliminare, magari inserendola tra i buoni propositi per essere più produttivi. Eppure la scienza sta iniziando a raccontare una storia diversa: questa “distrazione” potrebbe avere effetti positivi sul cervello. A suggerirlo è una ricerca pubblicata sulla rivista Nature, condotta da un team guidato dal neuroscienziato Nghia Nguyen della Harvard University. Lo studio non parla direttamente di “daydreaming”, un termine poco tecnico, ma analizza un fenomeno molto simile: la tendenza del cervello a rivivere esperienze passate mentre siamo svegli. Quando la mente vaga, non è inattiva. Al contrario, è impegnata in un’attività molto precisa: rielaborare ricordi, immagini ed esperienze. È quello che accade, ad esempio, quando ripensiamo a una conversazione, immaginiamo scenari futuri o riviviamo momenti già vissuti.

I ricercatori hanno osservato questo processo nei topi, analizzando la loro attività cerebrale. Durante gli esperimenti, gli animali venivano esposti a immagini visive. Successivamente, anche in assenza degli stimoli, il loro cervello mostrava schemi di attività neuronale molto simili a quelli registrati durante l’esperienza iniziale. In altre parole, il cervello “riproduceva” ciò che aveva già visto. Un meccanismo sorprendentemente simile a ciò che negli esseri umani possiamo associare al sognare ad occhi aperti. Questa riattivazione delle esperienze non è casuale. Secondo gli scienziati, potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nell’apprendimento e nella memoria. Ripercorrere mentalmente ciò che abbiamo vissuto aiuta il cervello a rafforzare le connessioni tra i neuroni, un processo noto come plasticità cerebrale.