Abbiamo visto, in un articolo di qualche settimana fa, un tema tornato in voga nell’ultimo periodo, il Time Management, e alcuni argomenti collegati all’infinita rincorsa che spesso percepiamo (overload informativo, il tempo medio di concentrazione, la battaglia che media e contenuti combattono per assicurarsi la nostra attenzione).

Ci sono aspetti che possiamo continuare ad approfondire: magari anche per trovare qualche antidoto, anche se è difficile trovarne di buoni per tutti; oppure solo per aumentare la nostra consapevolezza ai temi, che è sempre un elemento necessario in qualunque ragionamento evolutivo.

Ripartiamo dal tema dell’attenzione: da tempo c’è chi sottolinea che riuscire ad essere più efficaci ed efficienti, quando serve, è possibile non tanto parlando di “time” management, ma di “attention” management (da cui l’espressione Economia dell’attenzione). L’American Psychological Association definisce l’attenzione come “uno stato in cui le risorse cognitive sono focalizzate su alcuni aspetti dell’ambiente piuttosto che su altri”.

In ambito sia accademico che divulgativo, è dagli anni ’70 che a più riprese emerge il tema (Herbert Simon, Davenport e Beck, Daniel Goleman negli anni 10 del 2000). In Italia, Annamaria Testa, già cinque anni fa – che di questi tempi è un’era geologica - in un articolo su Internazionale suggeriva che dovremmo “decidere noi stessi di investire la nostra attenzione in modo più lungimirante. Ricordandoci che ce ne resta sempre meno. Concedendola solo dopo esserci sincerati di ricevere, in cambio, informazione che ha un valore per noi, o perché ci fa sentire meglio, o perché ci fa capire meglio.”