ROMA. Ora è ufficiale. Alessandro Giuli non andrà a Venezia per la Biennale. Diserterà uno degli appuntamenti culturali più importanti dell’anno in aperta e furiosa polemica con il presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, reo di aver voluto a tutti i costi la partecipazione della Russia alla sessantunesima Esposizione d’arte. Il ministro della Cultura non sarà alle giornate di preapertura (6-8 maggio), né presenzierà alla cerimonia di inaugurazione del 9 maggio. Una scelta senza precedenti, ma nell’aria da diverse settimane, dopo lo scontro istituzionale (e personale) con Buttafuoco. Già poco più di un mese fa, infatti, Giuli aveva deciso di non andare in laguna per celebrare la riqualificazione del Padiglione centrale dei giardini della Biennale, al termine del restauro. In rappresentanza del ministero, aveva mandato il vicecapo di gabinetto, Valerio Sarcone, nominato solo un mese prima: una figura tecnica, per marcare tutta la distanza politica. In precedenza, il 10 marzo, aveva volutamente saltato la presentazione del Padiglione Italia a Roma, proprio nella sede del ministero. Per evidenziare la diversa postura, sua e del governo, Giuli è anche andato in visita ufficiale a Leopoli, ribadendo il sostegno dell’Italia alla cultura ucraina. Inoltre, ha richiesto alla Biennale tutta la documentazione sulle comunicazioni con le autorità russe, oltre che informazioni sulle modalità di allestimento del padiglione. Un’istruttoria che non ha fermato Buttafuoco, con il quale la rottura, anche dell’amicizia, appare ormai difficilmente sanabile.
Biennale, arriva il no ufficiale di Giuli
L’annuncio del ministro: non sarà a Venezia per l’inaugurazione in protesta contro la presenza della Russia. Buttafuoco: «Nessuna esclusione, siamo l’Onu dell’…









