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La perequazione automatica resta un diritto, ma può essere modulata per esigenze di bilancio. La Cassazione conferma il principio

Mettere mano agli aumenti delle pensioni derivanti dalla perequazione, nel caso in cui sia necessario tutelare la finanza pubblica, non può essere considerato un atto di violazione del diritto previdenziale: una sentenza della Corte Costituzionale, avallata dalla Cassazione, chiarisce questo punto ma d’altro canto alimenta le preoccupazioni dei contribuenti italiani.

Quando si parla di “perequazione automatica” ci si riferisce a quel sistema di adeguamento annuale degli importi pensionistici al costo della vita che viene valutato sulla base dell’inflazione rilevata dall’Istat: questo meccanismo collaudato è finalizzato sostanzialmente a tutelare il potere d’acquisto dell’assegno nel tempo. L’applicazione di questo metodo non è tuttavia sempre stata fatta in modo preciso, per cui qualora il costo della vita s’incrementi del 4% non è automatico che dal 1°gennaio dell’anno successivo si applichi alle pensioni un +4% per contrastare l’inflazione. Già altre volte in passato, infatti, il legislatore è intervenuto a calibrare questo incremento, specie in momenti in cui la finanza pubblica navigava in acque agitate.