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Un recente pronunciamento della Suprema Corte ha fornito ulteriori indicazione nell'ambito della pensione di reversibilità

Importante sentenza della Corte di Cassazione, andata a esprimersi su un caso in cui si dibatteva in merito alla pensione di reversibilità. Con l'ordinanza n. 3955 del 22 febbraio 2026, gli Ermellini hanno fornito un contributo importante alla giurisprudenza, andando a ribadire un concetto essenziale quando si parla di ripartizione fra coniugi ed ex coniugi: il criterio primario è la durata del matrimonio.

Nel caso specifico, le parti entrate in causa si stavano scontrando a seguito della morte di un pensionato. Questi aveva una ex moglie, titolare dell'assegno divorzile, e poi una seconda moglie, sposata in seconde nozze. Entrambe esigevano una quota della pensione di reversibilità. Un diritto che poteva effettivamente esercitare anche la prima moglie, in quanto, come stabilito all'art. 9 della Legge sul divorzio, anche l'ex coniuge può esigere una quota della pensione di reversibilità. Una quota che deve essere determinata in base alla durata del matrimonio.