Una recente sentenza della Corte di Cassazione cambia molte cose nel caso in cui un uomo, con una seconda moglie e un'ex coniuge divorziata, muoia. La riprova? La storia di un uomo, pensionato, che muore lasciando due donne: la prima moglie, divorziata e titolare di assegno divorzile, e la seconda moglie, coniuge superstite. Sono state loro a chiedere di ottenere la propria quota di pensione di reversibilità. "Il punto di partenza normativo - si legge su Brocardi.it - è l'articolo 9 della Legge sul divorzio, che stabilisce il diritto dell'ex coniuge a una quota della reversibilità, da determinarsi 'tenendo conto della durata del rapporto matrimoniale'".
Qui l'inghippo: i due giudici hanno letto la stessa norma in modo diametralmente opposto. Il Tribunale di Roma, in primo grado, aveva assegnato all'ex moglie l'80% della pensione, lasciando appena il 20% alla vedova. La Corte d'Appello ha poi ribaltato completamente la decisione: il 20% alla prima moglie e l'80% alla seconda. I giudici di secondo grado avevano motivato questo cambiamento soprattutto sulla base dell'esiguità dell'assegno divorzile percepito dall'ex coniuge - circa 640 euro mensili, pari a poco più del 10% dell'importo complessivo della pensione - ritenendo che riconoscerle una quota maggiore avrebbe rappresentato un "arricchimento sproporzionato" rispetto alla sua situazione economica preesistente.









