C'è un pezzo di muscolo, grande pochi millimetri, che cresce in una piastra di Petri in un laboratorio della Sapienza Università di Roma. Non è un muscolo qualsiasi: perché replica con una certa precisione i danni che la distrofia di Duchenne provoca a migliaia di bambini, adolescenti e giovani adulti in tutto il mondo. Si contrae, si infiamma, degenera. E soprattutto, permette ai ricercatori di studiarlo senza dover ricorrere – almeno in parte – agli animali da laboratorio, e senza attendere mesi per vedere i risultati.
È questo il cuore di uno studio pubblicato dal gruppo guidato da Antonio Musarò, del Dipartimento di Scienze anatomiche, istologiche, medico legali e dell’apparato locomotore, che in collaborazione con l’Istituto Pasteur-Italia ha messo a punto X-MET (eX vivo Muscle Engineered Tissue): un tessuto muscolare tridimensionale, privo di impalcature artificiali, costruito a partire da cellule prelevate da topi affetti dalla distrofia di Duchenne. I risultati, pubblicati su Skeletal Muscle, aprono nuove prospettive per comprendere la malattia e cercare farmaci in grado di contrastarla.
Distrofia di Duchenne, un veicolo intelligente porta i farmaci dove servono
Una malattia che ruba i muscoli






