Nasce il bioreattore che permette di riprodurre i tumori in laborario grazie ad uno studio internazionale di chi fa parte l'Università Sapienza di Roma. Non solo, perché l'apparecchiatura è in grado di rappresentare il loro sistema vascolare e il modo con cui interagiscono con le cellule immunitarie: è il bioreattore messo a punto grazie allo studio internazionale pubblicato sulla rivista Biomaterials e guidato dall'Italia, con l'Università Sapienza di Roma.
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Il dispositivo, infatti, utilizza cellule prelevate dai pazienti e integra diverse tecnologie come la stampa 3D: ciò consente di testare cure in un contesto molto più simile a quello reale rispetto ai sistemi tradizionali e agli organi su chip, cioè modelli tridimensionali di organi ottenuti in laboratorio. «Il bioreattore permette di osservare come un tumore interagisce con i vasi sanguigni e come risponde all'arrivo delle cellule immunitarie, il tutto in condizioni dinamiche e controllate, simili a quelle presenti nel corpo umano», dice Roberto Rizzi della Sapienza, che ha coordinato la ricerca. «La possibilità di integrare cellule derivate da pazienti specifici lo rende uno strumento promettente per la medicina personalizzata - aggiunge Francesca Megiorni dello stesso ateneo, co-autrice dello studio - permettendo di sviluppare trattamenti basati sulle caratteristiche individuali del paziente».






