Sembra un ossimoro: ma il concetto di “biologia sintetica”, ovvero interpretare le cellule come se fossero dei minuscoli computer dal software (il Dna) riprogrammabile, sta prendendo piede in modo sempre più importante nei laboratori di ricerca, con risultati notevoli soprattutto in campo oncologico. Di uno di questi laboratori, l’Unità Synthetic and Systems Biology for Biomedicine del Centro di Iit di Napoli, è responsabile Velia Siciliano. Che ha appena vinto un Consolidator grant dello European Research Council (Erc) per il suo progetto TeaM, al crocevia tra biologia sintetica, immunologia e intelligenza artificiale. L’obiettivo è dotare i linfociti T e i macrofagi di un sistema di comunicazione capace di percepire l’attività antagonista del tumore e di agire con il rilascio di molecole terapeutiche localizzate. Nelle intenzioni, questa procedura dovrebbe depotenziare il microambiente tumorale, togliendo energia alle cellule cancerogene.

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Da Napoli al MIT e ritorno

La biografia di Siciliano parte da Napoli, così che il ritorno nella sua città natale, dopo diverse esperienze all’estero, è un po’ la chiusura di un ciclo. “Sin da bambina – racconta – mi emozionavo guardando le immagini dei ricercatori che nei laboratori lavoravano con le cellule. Spinta da questo entusiasmo ho cominciato a pensare alla biologia sintetica, un ramo della bioingegneria che guarda alle cellule come a computer estremamente performanti. A questi ‘computer biologici’ possiamo quindi dare istruzioni affinché rispondano meglio in situazioni patologiche”. Ogni singola cellula del nostro corpo, spiega, è in grado di processare migliaia di segnali al minuto e di decidere il proprio destino in base alla sintesi degli input ricevuti. Questa è una caratteristica molto simile a quella dei nostri pc. Ma mentre i computer usano il software, le cellule si basano sul Dna, la molecola che fornisce le istruzioni alla cellula affinché risponda in maniera estremamente efficiente e veloce a tutti i cambiamenti dell'ambiente circostante. I ricercatori che lavorano nel campo della biologia sintetica, dice Siciliano, sono in grado di intervenire sul Dna inserendo nella cellula delle istruzioni specifiche.