Quattro piani di un ospedale ristrutturati e mai usati. Quattro piani costati allo Stato otto milioni di euro rimasti immacolati per dieci anni. È il retroscena, o meglio, il grande spreco svelato ieri da un investigatore durante il processo sui presunti falsi dei bilanci della Città della salute. A spiegare, davanti alla giudice Maria Merlino, questo aspetto dell’inchiesta coordinata dai pm Giulia Rizzo e Mario Bendoni è stato ieri il luogotenente dei carabinieri Roberto Cappelletti. Sono sedici i manager o ex imputati. «Fu il Mef nel 2011- ha detto Cappelletti - a registrare delle criticità, già rilevate dalla Corte dei conti, e poi confermate da noi in questa inchiesta, relative alla libera professione. Mi riferisco anche all’uso degli spazi usati dai medici, che dovrebbero essere interni alla stessa Città della salute. Eppure c’era un numero rilevantissimo di medici che svolgevano attività in spazi esterni. Questo fatto emerse già nel 2011».
Bilanci in rosso
La procura contesta agli imputati di avere creato dei rossi milionari nei bilanci. Nessuno avrebbe applicato le regole sulla libera professione. Anziché incassare il 5 percento del compenso dei liberi professionisti, destinandolo ad attività di prevenzione o alla riduzione delle lunghe liste d’attesa, gli imputati avrebbero disperso le risorse. «Nel 2012 la legge Balduzzi non c'era ancora - ha ricordato l’investigatore - ma c’erano spazi usati con conflitti di interesse. Il controllato era anche controllore. Il medico autorizzava se stesso: il referente del distretto autorizzava la libera professione».






