C’è un documento inedito che complica le cose per quattro degli ex manager di Città della Salute, rinviati a giudizio lunedì per il maquillage nei bilanci. È la delibera sull’applicazione della legge Balduzzi — perno dell’inchiesta giudiziaria dei pm Giulia Rizzo e Mario Bendoni — che recepisce l’accordo sindacale con la dirigenza medica sulla libera professione. L’intesa, come ricostruito ieri su Repubblica, era arrivata, dopo quasi due anni di dialogo, il 24 ottobre 2014.

Il 5% fantasma

La novità è che l’accordo non era rimasto “lettera morta” ma era stato anche deliberato. È l’ultimo colpo di scena dell’inchiesta sul falso in 10 anni di bilanci che spariglia le carte: l’approvazione del regolamento aziendale dell’attività libero professionale c’era ed è agli atti. Serviva a trattenere da parte dell’azienda sanitaria la quota del 5% sulle prestazioni intramoenia dei medici. I sindacati d’altronde avevano continuato a ribadire fino a ieri che per loro quell’accordo era in vigore. La delibera è del 17 febbraio 2015, la firmano il direttore generale Gian Paolo Zanetta, la direttrice amministrativa Andreana Bossola, il direttore sanitario Silvio Falco e la direttrice amministrativa dei presidi ospedalieri Rosa Alessandra Brusco: tutti e quattro a processo con altri 12 fra ex dirigenti e componenti del collegio sindacale. Nel documento siglato dagli ex manager viene messo nero su bianco di dichiarare «l’atto immediatamente eseguibile, stante l’urgenza di garantire la piena e completa attuazione della legge Balduzzi».