TREVISO - Mentre la Regione del Veneto apre gli ospedali pubblici e in particolare i Pronto soccorso ai medici stranieri con titolo non riconosciuto per tentare di smaltire le liste d’attesa e far fronte alla carenza di camici bianchi, la sanità privata è in movimento per le sorti del San Camillo di Treviso, l’istituto delle suore con un pesante deficit economico. Una vicenda che non lascia indifferente la politica, visto che pure i veronesi sarebbero pronti a calare in terra trevigiana. E quando si parla di Verona e Treviso, l’associazione di idee è immediata: Flavio Tosi e Luca Zaia. Anche perché l’ex leghista oggi leader di Forza Italia non perde occasione per “sparare” sulla gestione della sanità veneta, così come non si stanca di ripetere che, una volta uscito di scena Zaia, la prossima giunta dovrà avere «una visione più liberale» per quanto riguarda la sanità privata, sul modello della Lombardia. Il ragionamento di Tosi è che al paziente interessa essere curato, non gli importa se dal pubblico o se dal privato convenzionato, visto che il ticket è identico. Fatto sta che i riflettori sono sempre più puntati sulle strutture private.
Succede, dunque, che da qualche settimana a questa parte la sanità privata si stia occupando dell’ospedale trevigiano gestito dalle Figlie di San Camillo. Raccontano che ad alcuni gruppi privati, tra cui il Centro di Medicina di Vincenzo Papes, il GVM di Ettore Sansavini, pure il San Raffaele di Milano, sia stato chiesto di presentare una “manifestazione di interesse”. Il procuratore generale dell’istituto trevigiano, Gino Gumirato, chiamato a presentare un piano di risanamento del gruppo da sottoporre al Vaticano, smentisce: «Stiamo solo esplorando la possibilità di fare una cessione degli immobili». È la procedura chiamata “lease-back”: vendo i muri, ma mantengo la gestione pagando un canone. «Decine di soggetti ci hanno contattato dopo le sciocchezze lette sulla stampa, a tutti abbiamo detto che un’operazione di cessione totale è assolutamente prematura, noi puntiamo a mantenere la gestione», dice Gumirato. Ma se il “lease-back” non andasse a buon fine ci sarà una ridefinizione degli asset? «Non lo so, non lo escludo, ma è un problema che ci porremo tra qualche mese». Ai gruppi privati, però, nel frattempo è arrivata la lettera dell’advisor Macfin Management Consultants di Roma. Da cui risulterebbe non solo la vendita dei muri, ma anche la gestione. Cioè tutto. Tant’è che agli interessati sarebbe stata messa a disposizione una “data room” - ovviamente con patto di riservatezza - così da prendere visione di tutti i documenti, dal bilancio fino al personale. Ricevute le manifestazioni di interesse, sarà il San Camillo a decidere poi chi invitare alla gara.






