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Ultimo aggiornamento: 6:57

di Mario Agostinelli e Domenico Vito

Nel silenzio climatico generato dal frastuono dei conflitti e dal caos geopolitico globale, sotto l’indifferenza di un mondo ormai assuefatto ad un manipolo di despoti, ma nell’attenzione di molti della società civile si terrà nella città colombiana di Santa Marta, dal 24 al 29 aprile 2026, la prima Conferenza internazionale dedicata alla transizione dai combustibili fossili. Ufficialmente promossa da Colombia e Paesi Bassi, l’iniziativa si propone come uno spazio di dialogo e cooperazione tra Stati, governi locali e altri stakeholder che riconoscono l’urgenza di abbandonare progressivamente le fonti fossili. L’obiettivo è promuovere una transizione giusta, ordinata ed equa, in linea con gli obiettivi climatici globali e le migliori evidenze scientifiche disponibili.

Sebbene questa non sia ufficialmente una conferenza in seno alla Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici, essa rappresenta un momento fondamentale per il multilateralismo climatico, proposto dall’Accordo di Parigi. La conferenza nasce infatti nelle stanze della scorsa COP30 in Brasile dall’insoddisfazione di molti paesi, tra cui in testa i paesi promotori dell’evento, che non hanno visto inserita nella decisione finale (il cosiddetto “global mutirão”) la richiesta di una pianificazione nazionale da parte degli stati firmatari dell’accordo sul clima, dell’uscita dai combustibili fossili al 2050. La proposta di tale pianificazione che discende dalle decisioni della COP28 a Dubai in cui fu dichiarata un’uscita dalle fonti fossili al 2050 – il cosiddetto e dibattuto transitioning away -, ha suscitato grande entusiasmo nella prima settimana delle scorse negoziazioni climatiche, ma incontrò grandi resistenze da alcuni paesi tra cui Italia e Polonia che ne determinarono la cancellazione dal Global Mutirão.