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Ultimo aggiornamento: 6:03
di Mario Agostinelli e Domenico Vito
Mentre gli occhi di tutti il mondo sono abbagliati dai vascelli in fiamme e dalle azioni piratesche dello Stretto di Hormutz, sempre più segno della decadenza e dell’insicurezza dell’economia del petrolio, in un altro mare dove i pirati scorrazzavano in altri tempi, si è tenuta – nell’indifferenza non lungimirante dell’attenzione internazionale – una conferenza la cui importanza sarà colta solo fra qualche anno. A Santa Marta, città colombiana affacciata sui Caraibi dal 25 al 28 maggio si è tenuta la prima conferenza internazionale sull’uscita dai combustibili fossili. Ne diamo una prima valutazione, rispettivamente dall’Italia come spettatore e da oltreoceano come partecipante.
La conferenza presieduta da Colombia e Paesi Bassi ha radunato 57 Paesi, con esperti, diverse organizzazioni e realtà della società civile che si sono incontrati per discutere concretamente e ponderatamente di come uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili per un approvvigionamento energetico a livello mondiale compatibile con l’emergenza climatica. Mai momento è sembrato più propizio: i conflitti in Medio Oriente, l’aumento globale del prezzo dell’energia, i ricatti legati a gas e petrolio, evidenziano come il futuro del Pianeta passi per l’abbandono dei fossili.






