Un semplice test potrebbe dire in anticipo se il nostro fegato è destinato ad ammalarsi nei prossimi dieci anni. Non è fantascienza, ma il risultato di uno studio guidato dal Karolinska Institutet e pubblicato sulla rivista The BMJ. Al centro della ricerca c’è il test “CORE”, uno strumento che promette di individuare in modo precoce chi è davvero a rischio di sviluppare malattie epatiche gravi. Il fegato è un organo silenzioso: può danneggiarsi per anni senza dare segnali evidenti. È proprio questa caratteristica a rendere pericolose patologie come la cirrosi epatica o il carcinoma epatocellulare, che spesso vengono diagnosticate quando sono già in fase avanzata. Da qui l’importanza di strumenti capaci di anticipare il rischio.
Il test CORE non è un esame invasivo né particolarmente complesso. Si basa sull’analisi di parametri clinici e di laboratorio già disponibili, come esami del sangue e informazioni sullo stato di salute generale, combinati in un modello predittivo. In pratica, elabora questi dati per stimare la probabilità che una persona sviluppi una malattia epatica grave nell’arco di dieci anni. L’obiettivo non è fare diagnosi, ma identificare in anticipo i soggetti più vulnerabili, così da intervenire prima che il danno diventi irreversibile.








