La medicina moderna ha un piccolo difetto di udito: tende ad accorgersi dei problemi solo quando questi iniziano a “urlare”. Ma un dolore lancinante, una glicemia fuori controllo o una dimenticanza di troppo sono i segnali di una malattia che è già arrivata al traguardo. Tutt'altra cosa sarebbe se invece imparassimo a prestare attenzione a quando la nostra biologia inizia appena a bisbigliare. Uno studio pubblicato su Cell Systems dai ricercatori del Buck Institute for Research on Aging propone un cambio di paradigma radicale: smettere di aspettare la diagnosi e iniziare a mappare la “coda lunga” delle malattie, per impedire loro di manifestarsi.
La cosa lunga
“Sappiamo che molte patologie croniche, come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari o quelle neurodegenerative, non compaiono da un giorno all’altro”, commenta Sergio Harari, professore di Medicina interna all’Università degli Studi di Milano, e noto esperto di sanità pubblica. “Sono il risultato di anni, a volte decenni, di piccoli spostamenti impercettibili”, aggiunge. Gli esempi sono molteplici. “Per il diabete di tipo 2, i cambiamenti nell'infiammazione e nel metabolismo possono iniziare dai 10 ai 15 anni prima che i livelli di zucchero nel sangue segnalino la malattia”, evidenzia Nathan Price, professore al Buck Institute, co-direttore del Buck's Center for Human Healthspan e autore principale dello studio. Gli scienziati chiamano questo fenomeno la “coda lunga” della biologia: un accumulo silenzioso di influenze genetiche, stili di vita, stress, qualità del sonno e variazioni del microbioma intestinale che, goccia dopo goccia, erodono la nostra resilienza.






